Saluti da Bellusco. Dalle cartoline alle tracce digitali sul filo della memoria [2016]

Ben prima dell’avvento di facebook e instagram, le cartoline sono state per lungo tempo il mezzo privilegiato per condividere a distanza immagini e ricordi dei luoghi visitati, legandoli ad un saluto speciale e ad una esperienza personale.

Agli inizi del Novecento sono state, in molti casi, un valido strumento per riscoprire il valore storico e culturale di un sito e per suscitare verso di esso l’interesse e l’affetto della popolazione locale.

Oggi restano per noi un suggestivo frammento di vita vissuta e una preziosa testimonianza di come si è evoluta, nel corso di questi decenni, l’immagine (e l’immaginario) del nostro territorio.

Partendo da una ricca collezione privata di cartoline storiche, alcune delle quali inedite, la mostra porta il visitatore ad affrontare un vero e proprio viaggio nel tempo e nel ricordo, seguendo le evoluzioni del contesto urbano locale attraverso il Novecento, fino a confrontarsi con immagini attuali degli stessi luoghi e monumenti.

 

<p><span style="font-weight: 400;"><strong>LE GLORIE DEL PASSATO: IL CASTELLO DA CORTE</strong><br /><br />Il Castello, edificato nel 1467 dal nobile Martino da Corte, con la sua mole solenne ed imponente ricorda da sempre il ruolo che Bellusco ebbe nella storia pi&ugrave; antica.</span></p> <p><span style="font-weight: 400;">Nell&rsquo;Ottocento, tuttavia, l&rsquo;illustre monumento era stato ormai declassato nei documenti a &ldquo;caseggiato civile&rdquo;, tanto che gli eredi della famiglia Carcano, che ne erano stati proprietari sin dal Cinquecento, ne dispongono la vendita &ldquo;compresi i cattenoni del ponte levatoio&rdquo; a diversi proprietari i quali, trascurandone la storia e seguendo le proprie necessit&agrave;, convertono gli spazi in &ldquo;casa di villeggiatura&rdquo; e &ldquo;fabbrica per azienda rurale&rdquo;.</span></p> <p><span style="font-weight: 400;">I locali vengono divisi, trasformati e infine abbandonati, lasciando cos&igrave; il maniero, ad inizi Novecento, in uno stato di sostanziale &ldquo;devastazione&rdquo; (Ugo Nebbia).</span></p> <p><span style="font-weight: 400;">Eppure questo &ldquo;grande e solenne rudere&rdquo; &egrave; ancora in grado di &ldquo;evocare le visioni del passato&rdquo; (G. Gallavresi) e l&rsquo;obiettivo fotografico se ne accorge: le prime cartoline postali di Bellusco colgono, con scatti pi&ugrave; o meno ravvicinati, la sua possente torre d&rsquo;ingresso, immortalano di scorcio l&rsquo;alta torre di sud-ovest e fissano su pellicola la cinta muraria che ricordava ancora la presenza dell&rsquo;originario fossato difensivo.</span></p> <p><span style="font-weight: 400;">E, col passare degli anni, le cartoline ci dimostrano come il monumento sia cambiato nell&rsquo;aspetto: il muro di cinta sar&agrave; smantellato nel 1950, per consentire l&rsquo;ampliamento della strada provinciale a fronte dell&rsquo;aumento del traffico, e sostituito da un nuovo muretto con cancellata in cemento; lungo la strada fa la sua comparsa il cartello che segnala la fermata dei mezzi di trasporto pubblici; mentre il prospetto del palazzo si arricchisce di nuove aperture e balconi, segno della sua definitiva conversione ad abitazioni private.<br /></span></p>